apericena & CTO

Dunque, praticamente c’è questo tipo che dicono sia figo ma che a me sembra solo un tipo come tanti, ma comunque mi sta simpatico perché si veste bene e mi dà l’idea di essere veramente marcio. So anche il suo nome per vie traverse, è uno snowboarder con amici quotati che finiscono sulle riviste del settore, spesso lo incrociamo al solito bar, e le mie amiche, alcune di loro intendo, non tutte, dicono “no, cioè…è proprio figo!”. Sappiamo che esiste da quando guardammo le foto dell’inaugurazione di una serata in un locale torinese, tra le varie persone fotografate c’era anche lui con la sua aria da skater metropolitano, e tutte quante lì a prendersi bene perché c’ha gli occhi azzurri, cose che boh, io non capisco. Comunque, il fagiano è biondino con barbetta incolta, è un bocia (vuol dire che è giovane, penso sia al primo anno, ma anche se è piccolo non dimostra l’età che ha) e alla fine della fiera ci vediamo sempre in giro e un paio di volte ci siamo anche salutati. Ma tant’è. Due mie amiche hanno riferito più volte di quanto se lo vorrebbero fare, non che la cosa m’interessi, lo dico solo per dovere di cronaca. Una delle due però non era in grado d’intendere e di volere quella sera che l’abbiamo incrociato mentre facevamo apericena. Il posto designato era in un quartiere molto terraterra, uno di quei circoli Arci con cibo etnico, mica come al quadrilatero che ti partono nove euri per la prima consumazione. Questa mia amica ha dei problemi con l’alcol, eravamo in dodici al tavolo, quelli sani erano pochi, e lei era quella messa peggio. A parte che al tavolo di fianco al nostro c’era gente straniera e noi ci siamo messi a scommettere sulla loro provenienza, chi scommetteva sulla Germania, chi sull’Olanda, chi sulla Russia, alla fine ognuno di noi ha messo il contenuto delle proprie tasche dentro ad un berretto e ci siam detti che il vincitore si sarebbe portato a casa il malloppo. E dunque gli abbiamo chiesto da dov’è che venissero, che c’era una scommessa in corso, e alla fine la fortunata (scommettendo sull’Ungheria) ha vinto quattro euri, ottanta centesimi, e un preservativo. Ma dicevo, questa nostra amica con problemi d’alcol dopo quattro bicchieri di vino pareva non fermarsi, alla fine sbiascicava e cantava gli 883, così decidiamo di portarla fuori, e mentre che lo facciamo entra lui, il figo, e lei lo saluta, gli dice ciao, lui le risponde ciao, e poi, mezzo secondo dopo mentre lui è a cinquanta centimetri da noi lei mi guarda e mi grida “gli ho detto ciaaaAAAOOOOooo” sorridendo e facendo “mmmhhhhmmmhhhh”. Il tipo era anche accompagnato da una ragazza, tra l’altro.
Usciamo e decidiamo d’andare al Velvet, che mettono musica britpop e a noi non dispiace, sul flyer c’è stampato Liam che canta con la polo Fred Perry. Dentro però è vuoto, allora alcuni di noi stanno al bancone, ma di ballare proprio non è il caso vista la desolazione, e gli altri stanno fuori a contarsela. Mentre io e il Papa (non è il suo nome, è che lo si chiama così) parliamo di amplificatori Marshall, il figo arriva a due metri da noi e si siede su uno scalino lì fuori dal locale, con la ragazza di cui sopra, mentre la nostra amica non si regge in piedi e altri due tentano di tenerla in piedi. Lui ride perché lei nel tentativo di camminare sbatte contro le saracinesche e grida “sto bene sto beneeEEee”, non sa come prenderla perché noi ridiamo lui ride lei ride, tutti ridono. Decidiamo poi d’andare all’Astoria, che magari là c’è gente. Entriamo e la nostra amica barcolla, barcolla talmente tanto che se il tizio che mette timbri alle mani e fa selezione all’entrata non fosse stato un mio conoscente, giammai che c’avrebbe fatti entrare con una così. Gli dico di stare tranquillo che la teniamo d’occhio noi, e intanto ci chiacchiero di snowboard, che lui è il commesso del negozio in cui vado da anni e due giorni dopo sarei andato da lui a comprare una tavola. Due minuti dopo, la nostra sta bevendo l’ennesimo chupito della serata, tre minuti dopo s’accende una sigaretta e la furia del buttafuori s’avventa su di lei, gliela strappa dalle labbra buttandola per terra pestandola e le dice “ma che cazzo fai??”, e intanto il DJ mette gli Strokes e lei balla e si dimena, poga e scuote la testa con la lingua di fuori, sembra un cammello. Quattro minuti dopo, nel tentativo d’uscire dal locale per fumarsela, la sigaretta che non poteva fumare all’interno, cade dalle scale aprendosi la fronte e sporcando di sangue maglie e giacche di tutti quelli attorno a lei.
Risultato della serata: gara sulle sedie a rotelle nella sala d’attesa del CTO, vince Chiara. Gli altri componenti del gruppo si dividono tra chi sta fuori a fumare parlando di cinema, chi dorme sulle sedie di fianco a quattro barboni che approfittano del riscaldamento del posto per non morire assiderati per le strade di Torino, chi mangia dolciumi e patatine facendo le fortune dei rifornitori di distributori automatici. Quando proviamo a chiedere come stia la nostra amica, mentre il chirurgo le cuce la ferita, infermiera ci risponde “eh, la vostra amica è un po’ ubriaca”. La riabbracceremo un’oretta più tardi, noi stanchi morti, lei reduce da una flebo miracolosa, presa benissimo, sarebbe tornata a ballare.

Due giorni dopo sto scegliendo l’attacco adatto per la tavola nuova quando il commesso nonché timbratore di mani all’entrata del locale di due sere prima mi chiede “ma quand’è che ci siamo visti ultimamente?” e io gli rispondo “hai presente quella tipa che s’è aperta la fronte sulle scale del locale giovedì sera? Ecco, io ti avevo detto che l’avremmo tenuta d’occhio noi”. Risposta: “aggià, è vero! Beh, dai, se giovedì torni fatti vivo che ci beviamo qualcosa!”

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