swag pasquale direi abbastanza modesto

Sono al mare, cioè, non al mare, sono in una sorta di bungalow, in un camping ligure. Al mare, o meglio in spiaggia, sono andato oggi, e mentre ero lì pensavo a quanto sarebbe stato bello essere al ghiacciaio con la neve slushy primaverile (BOUS!). Quando c’è la neve slushy, che poi la chiamo così perché fa stile ma altro non è che neve molliccia prossima a diventare acqua che di notte ghiaccia, così la mattina è durissima che ti fa venire male alle gambe ogni volta che curvi e verso le tre di pomeriggio ridiventa pappetta di quelle che creano montagnole sulla pista e tu fai salti e trick e rotazioni e cadi mille volte ridendo e gasandoti, dicevo, quando c’è la neve slushy (o pappetta, fate voi), la pista sembra ti dica “dai, sta finendo la giornata, questo è il momento in cui puoi concluderla facendo il cazzone con i tuoi amici di tavola e poi andartene a casa felice”. Ero in riva al mare con maglietta da calcio e felpa che non bastavano a ripararmi dal freddo, visto il vento che tirava, e dopo un po’ di lettura d’un nuovo libro che mi è stato regalato per il compleanno (sì, era il mio compleanno, grazie per gli auguri) mi sono definitivamente rotto le palle e ho deciso: me ne vado. Con la neve slushy non l’avrei mai fatto.

Ma comunque il vero dramma è che il primo paragrafo di questo post l’ho scritto oggi pomeriggio in uno di quei momenti di post-doccia da campeggio, quando devi aspettare che i tuoi coinquilini si siano docciati e vestiti che è quasi ora d’andare a mangiare cena, mentre quello che state leggendo adesso, di paragrafo, lo sto scrivendo a notte inoltrata. Sono quasi le due di domenica notte, è la domenica di Pasqua, questa festività religiosa di cui mi frega ben poco e che baratterei volentieri con la possibilità di poter dormire come e quando voglio senza dover sottostare ai voleri dell’insonnia cronica di cui soffro. Questa situazione è un classico: davanti a me c’è Marti che se la ronfa, la tv non si vede da quando il digitale terrestre è arrivato anche in Liguria, sto cercando di commentare questo post di Bastax da mezzora ma la chiavetta internet della TIM è una gran stronza. Per la cronaca, il post parla di quella volta che siamo andati a vedere gli Zen Circus allo Spazio 211, di come una tizia in bicicletta evidentemente ubriaca è caduta davanti alla nostra auto mentre percorrevamo Via Cigna, proprio quando lui ha detto “adesso muore”, di come stavo per schiacciarla ma anche di come ho frenato con una mezza frazione di secondo d’anticipo rispetto a quanto pensavo di poter fare, salvandole la vita. Viggiuro, ha messo le ruote tra le rotaie del tram ed è volata per terra, in quel momento ho pensato “cazzo l’ho messa sotto, è morta”. Bel concerto comunque, meglio della loro ultima volta all’Hiroshima, meglio anche di quello dei Marta sui Tubi di due sere prima. E tu, Bastax, non ti lamentare dei surfisti. I surfisti m’hanno alzato sopra il pubblico e per un istante il surfista l’ho fatto io, con Appino che prima si complimenta perché siamo l’unico pubblico che poga su un pezzo acustico, e poi noi gli facciamo pure il crowd surfing. IO gli faccio il crowd surfing! Che figata.

Ultima cosa degna d’annotazione, sto leggendo questo libro:


Parla di un tizio che nella vita fa lo scrittore, ma che ha anche la passione della corsa. Lui pensa di poter dire di correre almeno un po’ seriamente perché riesce a farsi i suoi dieci/quindici chilometri con una certa regolarità tutte le volte che il suo allenamento glielo impone, mettendoci un po’ meno di un’oretta, e parla di quando lui s’allena e delle persone che incontra mentre macina chilometri. Alcuni corrono perché si sono detti “da lunedì inizio con la dieta e con l’attività fisica”, altri perché si devono allenare per la maratona. Mentre corre ascolta musica, ha i suoi album preferiti da ascoltare con le cuffiette, a volte pensa a qualcosa, altre volte pensa a correre e basta, correre lo fa star bene. Il suo è un punto di vista che condivido, potrei scrivere molte delle cose che ha scritto lui, ma sono sicuro che le scriverei peggio. E dunque è un bel libro, ne sono certo, anche se ho letto solo le prime quaranta pagine.

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