the view from the goggle

“no no, è proprio finita…ieri abbiamo fatto il set up ad uno spot bomba, abbiamo fatto il kicker e poi anche tutto il landing, ci siamo messi lì con le pale ed era venuto uno spettacolo. Stamattina siamo tornati per shootare e la neve non c’era più, s’era sciolta. Cioè, lassù ormai è estate”

Storia VERA raccontatami da un amico che sta evidentemente passando un brutto periodo, come lo sto passando io del resto. E a sentirla mi sento ancora peggio, e lui con me, è una tristezza infinita e non ci possiamo fare niente. Storia di persone che la sera prima si recano nel posto addocchiato già da qualche giorno (lo spot) armati di pale per la neve, iniziano a lavorarla (il set up), gli danno la forma giusta perché sembri proprio un bel salto (I mean, un bel kicker) da fare con la tavola ai piedi, in modo da finire poi su una ringhiera, scivolarci sopra per qualche metro, farsi fotografare e filmare da chi li metterà su una rivista o su un DVD nel corso della prossima stagione, per poi atterrare (landing) e andare a brindare agli scatti appena fatti assieme agli amici. Ma salta tutto, perché la mattina dopo, al momento di girare (lo shooting) la neve s’è sciolta.

Penso di dover ammettere a me stesso che la stagione è effettivamente finita, per davvero, che la tavola è nella sacca e ci rimarrà per i prossimi sette mesi. È arrivato quel periodo dell’anno in cui non posso più guardare i video di Travis Rice, perché sennò sto male.
Ciao montange.

Highlights della stagione:
La giornata con più swag di tutte:
io, Peter, James, Jack e Rox , vigilia di Natale, Claviere: partenza alla solita ora, sette di mattina belli pimpanti e presi bene. Arrivati su scendeva giusto qualche leggero fiocco di neve: “è neve quella che sta scendendo?” “ma no dai, non è niente”. Ci cambiamo, facciamo colazione al bar, saliamo in seggiovia, e in questa mezzora si scatena una nevicata colossale come non ne vedevo da anni. Alle dieci dobbiamo chiuderci in un bar sulle piste a bere bombardini, che tanto fuori non si vede niente. Poi c’avventuriamo, facciamo qualche discesa, e alle undici e mezza esce il sole. Sulle piste siamo in nove: noi cinque, due snowboarder a noi sconosciuti che quando scattano le foto invece di dire “cheese” dicono “powder”, e due sciatori sulla settantina con la tuta pezzo unico stile anni Ottanta, colori sgargianti e sciata a piedi uniti come si usava una volta. Una neve fresca fantastica, passiamo il pomeriggio in fuori pista. Uno dei powder più belli di sempre. Quando tramonta il sole siamo ancora nei boschetti fra i pini, e non ci vogliamo fermare. Giornata pazzesca.
La giornata con meno swag:
ventisei febbraio, Mont Genevre, è una giornata di quelle che la neve è poca ed è ghiacciata dalla notte precedente, e poi è domenica. Le piste sono affollate di sciatori, sciatori che scendono a spazzaneve, sciatori che sciano solo la domenica e pensano d’essere i capi, sciatori che ti si piazzano davanti e se li superi ti gridano d’andare piano perché sei pericoloso. Viaggio di ritorno che dura un’eternità causa la solita coda in Val di Susa, ma Peter che balla Lonely Boy dei Black Keys nel parcheggio a fine giornata vale tutti gli sbattimenti passati.
La botta più botta:
Serre Chevalier, ventisette dicembre, usciamo di pista e ci ritroviamo in un vallone pazzesco con delle pareti che sembrano quelle di un superpipe olimpico. Preso benissimo mi sento Shaun White che chiude i double McTwist, ma invece di chiudere un semplice centottanta cado di faccia battendo la maschera che porto davanti agli occhi, la quale mi comprime il naso, che si storce e mi sembra rotto. Ci metto neve fresca come fosse ghiaccio e via, per la settimana successiva avrò una patata viola al posto del naso, e mentre scrivo queste righe la mia narice destra è ancora più piccola si quella sinistra.

Altri bei ricordi della stagione: la barista con jeans strappati e  piercing sotto al labbro che scalda tanto amorevolmente i panini in un bar sulle piste di Sauze d’Oulx. Alby che chiude la mia auto nel parcheggio di Borgata Sestriere, con le chiavi ancora nel bagagliaio. Rox fermato dalla guardia forestale perché abbiamo tagliato due ski-lift uscendo tra l’altro ripetutamente dalla pista, io che scappo e lui che si ferma volontariamente e si becca la ramanzina, ha i pantaloni gialli e la giacca zebrata, l’avrebbero rintracciato nel giro di cinque minuti. Io e James in maglietta, dopo pranzo, abbioccati e ustionati sotto il sole a tremila metri, sulla neve della Val Thorens. La prima surfata dell’anno, metà novembre a Cervinia, il tramonto visto a tremila metri e una foto scattata attraverso la maschera Dragon di Alby: the view from the goggle.

Dai che mancano solo sette mesi alla prossima stagione.

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