c’è concerto e concerto

C’è il concertino di cinque pazzi torinesi allo Spazio 211 di Via Cigna, posto bellissimo per concerti di questo tipo, e quando sul palco ci sono i Movie Star Junkies è ancora più bello. Uno Stefano Isaia che tranquillo si beve la birretta media al bancone del bar prima del live, poi sale sul palco, prende in mano il microfono, e tutto ad un tratto sembra posseduto da non so bene cosa. S’arrampica sugli amplificatori, s’appende ai tralicci del palco, è un continuo stage diving e non smette di cantare neanche quand’è sopra alla gente. Poi finisce il live ed è la persona più gentile e disponibile a fare due chiacchiere che abbia mai conosciuto, dopo i miei complimenti per l’ora e mezza di musica appena trascorsa mi ha anche scritto “grazie!” sul vinile da me appena acquistato. I Movie sono pazzeschi dal vivo, ma pazzeschi eh, i dieci euri meglio spesi da un sacco di tempo a questa parte.

Poi c’è il concertone in uno stadio da quarantacinquemila persone, con quattro inglesotti sul palco: belli, ricchi, che cantano canzoncine d’ammore piene di ritornelli orecchiabili, frasi sdolcinate e cori fatti su misura per la vostra ragazza; il concerto ideale per limonare (durante Fix You) mentre tutto lo stadio canta in coro attorno a voi. Non che io l’abbia fatto, anzi, odio chi lo fa, perché se vuoi passare il concerto a limonare, puoi anche startene a casa che costa meno e ti riesce meglio. E ovviamente ogni volta che vedo i Coldplay parto da casa che la penso così, per poi tornarci che non mi capacito di quanto siano spettacolari i loro live. Meglio nei palazzetti, occhei, negli spazi ridotti rendono di più e lo spettacolo è più coinvolgente, ma quella sera allo stadio olimpico di Torino c’erano quarantacinquemila persone che con i loro braccialetti a led illuminavano qualunque cosa, c’erano le luci, c’erano i laser, c’erano i fuochi d’artificio che scoppiavano ogni cinque minuti.
E poi, come ha detto un mio amico a fine concerto “oh, ma qui è pieno di gnagna, una cosa impressionante!”. E aveva ragione, mammamia se aveva ragione.

E poi c’è IL concerto. Domani parto per i tre live italiani del mio artista preferito. Non che non l’abbia già visto in passato, non che sia la prima volta che la faccio, questa cosa. È che so cosa mi aspetta, più o meno. Al di là dei concerti, voglio dire, gente pazza che arriva un po’ da tutte le parti d’Italia (e non solo), che si ritrova dopo tanto tempo e tutti assieme fanno ore di coda davanti ai cancelli e macinano chilometri e chilometri d’asfalto autostradale per del sano rock’n’roll. Milano, Firenze e Trieste, un bel modo per spendere i soldi, davvero.
Addio, è stato bello conoscervi.

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