ci sono anche loro

Perché è troppo facile parlare di chi a Londra ci va e passa il tempo a collezionare medaglie. Io sinceramente nonne posso più di leggere della Vezzali, della Pellegrini, dei vari Bolt e Phelps, e dunque protesto e scrivo questo post per omaggiare quegli atleti che in questi giorni non sentiremo nominare al tiggì, che non ce l’hanno fatta nelle qualificazioni, che non hanno superato i trials, che non godono dell’attenzione dei media ma meritano lo stesso rispetto dei colleghi più blasonati.  O forse no, forse il tema di questo post è semplicemente la figa.

Atleta che non ce l’ha fatta number 1: Allison Stokke.
Classe ’89, nata a Newport Beach e specializzata nel salto con l’asta, è divenuta famosa grazie a questa foto. Non si può dire che in questo scatto sia venuta bene ma che in fondo sia solo un caso, perché Allison tende a venir bene anche nelle altre, di foto. Ha fallito la qualificazione non riuscendo a raggiungere l’altezza minima di 13′-11 ¼”, e del suo pessimo ma secondo me comunque apprezzabilissimo risultato hanno beneficiato le varie Jenn Suhr (15’1″), Becky Holliday (14’11″) e Lacy Janson (14’9″), ottenendo il pass per Londra e lasciando a casa la povera Ally. Ovviamente non ho idea di cosa io stia scrivendo né ho mai visto né sentito parlare delle altre tre tizie da me menzionate, ma è inutile dire che io avrei preferito la Stokke (mi sembra un’atleta molto più completa, sportivamente parlando ovviamente).

Atleta che non ce l’ha fatta number 2: Michelle Jenneke.
Australiana, classe ’93, pecializzata nella corsa ad ostacoli, non so per quale motivo non si sia qualificata ai giochi di Londra ma una cosa è certa: ci dispiace. Inutile dire che la Michelle in questione è quella che mangia le schifezze della Nestlé indossando maglioni di lana spessa e calzettoni old school a righe, ma anche e soprattutto quella che prima delle gare fa questo:

Comunque ha solo diciannove anni e noi tutti ci auguriamo di vederla ai giochi olimpici di Rio de Janeiro nel 2016, più in forma e più pimpante che mai.

Atleta che non ce l’ha fatta number 3: Jessica Springsteen.
Statunitense del New Jersey, classe ’91. La sua specialità è quella dell’equitazione, le piace cavalcare e infatti cavalca un bel cavallone di razza che costerà millemila migliaia di dollah che di nome fa Vornado van den Hoendrik. Nel corso della sua giovane carriera ha già vinto un pacco di cose che non vi sto nemmeno ad elencare sennò facciamo notte, ma non ha raggiunto la qualificazione ai giochi di Londra perché si sa, gli U.S. Trials sono una bestia grama (non come il suo cavallo, che sarà sicuramente buonissimo ed educatissimo). Tra le curiosità che la riguardano, ce n’è una interessante: suo padre è un artista di fama internazionale, e pare che i due vadano molto d’accordo.

E insomma, raga, so che non leggerete mai queste righe che sto scrivendo e vi sto dedicando, o magari le leggerete ma non capirete niente di quello che c’è scritto, perché l’Italiano a voi giustamente suonerà come a me suona l’ostrogoto (non che io parli l’ostrogoto, era per dire). Beh, comunque sappiate che le ho scritte con il cuore, e che anche se può sembrare strano, in questo falso periodo in cui tutti si dimenticano degli atleti che non portano la pettorina a cinque cerchi sul petto o sulla schiena, in cui tutti si scoprono supporters della prima ora dei cosiddetti “sport minori”, io faccio ancora il tifo per voi. Perché ve lo meritate tanto, ma proprio proprio tanto.

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