e poi boh.

Decidi di andare in Portogallo, e mentre sei via ne succedono di ogni:

Liam Gallagher suona Wonderwall assieme ai suoi Beady Eyes alla cerimonia di chiusura dei giochi olimpici di Londra. Se fossi stato Noel, avrei preso il Ferrari o il Mercedes o il B-M-double-U you can sail with in my yellow submarine e sarei andato a pestarlo di santa ragione, tanto chissà quante volte l’hanno già fatto, di pestarsi così perché gli gira. E poi ha cantato una canzone degli Oasis senza l’altra metà della band, che non è una metà qualsiasi, cazzo, è Noel, e l’ha fatto davanti al mondo intero. Ma fossi stato in Noel l’avrei pestato anche e soprattutto perché dopo la cerimonia è andato a sbronzarsi con i Muse e con le Spice Girls.


Oh, tra l’altro, sempre in forma le Spice.

Quella sera siamo tornati alla base giusto in tempo per vedere l’esibizione dei Muse, che son saliti sul palco e si son messi a cantare davanti ad una trentina di tizi che battevano le mani a tempo. Bello eh, molto ficcante. Beh, comunque ascoltavamo la canzone di questa band per la quale una volta impazzivamo, e dicevamo “ehi, ma questa è Map Of The Problematique!”, oppure “ehi ma questa è The Uprising!”, e invece no, era solo quella nuova che è uguale ad una dozzina di altre loro canzoni vecchie, suonata tra l’altro come suonano tutte le altre: intro di lui al piano con la chitarra a tracolla sulla schiena, poi s’alza e inizia a divincolarsi e a piantare casino facendo assoli giganteschi, poi ricomincia a cantare. Ho preferito di gran lunga gli Arctic Monkeys alla cerimonia d’apertura, I bet you look good on the dancefloor che spacca, nonostante la pettinatura orrenda di Alex Turner peggiori di giorno in giorno.

Team U.S.A. vince la medaglia d’oro nel torneo olimpico di pallacanestro battendo once again la spagna in finale, come a Pechino quattro anni fa. Inutile dire che io tifavo Spagna e soprattutto Argentina, la seconda per l’assoluta stima e rispetto che ho nei confronti della squadra di Ginobili e Co., che il loro non è basket, ma poesia bella e buona, e la prima perché quattro anni fa se la giocarono sì, ma non alla pari, a causa degli infortuni. Vabbè, inutile anche dire che il torneo in questione è deciso prima della palla a due, se solo gli States decidono che vanno in campo per vincere.
Intanto i Lakers decidono di vincere il prossimo titolo NBA, e non sapendo cos’altro fare, comprano un centro a caso (Dwight Howard, mi dicono scarso) e un playmaker già sentito da qualche parte (Steve Nash, pare sia bravino). Accoppiati ad un Kobe Bryant qualsiasi, con Pau Gasol da ala grande e l’ex Ron Artest che ora si fa chiamare Metta World Peace (prima o poi scriverò del fatto che negli States puoi cambiarti il nome a tuo piacimento e inventarti appellativi del genere solo perché ti piace l’idea che i tifosi li invochino sugli spalti durante il match), penso che arriveranno ai playoffs senza grossi problemi. Diciamo che se fossero in Italia non sarebbero tra quelle che lottano per non retrocedere.


Ma cambiamo argomento, così senza motivo: la Burton anche quest’anno ha deciso di far uscire un filmetto da quattro soldi a tema snowboard, per ricordarci che siamo sì ad agosto, ma la stagione invernale è sempre più vicina e quindi è ora di andare al rivenditore di fiducia per comprare prodotti di suddetta marca in grandi quantità. S’intitola 13, e per far ciò ha filmato un paio di tizi che con la tavola ai piedi sono bravi anziché no: Danny Davis, Terje Haakonsen, Mark McMorris, Mikkel Bang e Jeremy Jones su tutti. A prima vista, il trailer di Standing Sideways (filmaccio dell’anno scorso) mi gasava di più, ma sapete com’è, dai a quella gentaglia qualche tavola e un po’ di powder, e secondo me qualcosa ne esce.

Quant’è tamarro questo trailer??
Io dalle vacanze son tornato, è ora che faccia freddo.

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