Auguri Giàn!

Ti avrei telefonato per farti gli auguri, telefonata scontatissima alla quale sarebbe seguito un “ci mangiamo una pizza stasera?” scontatissimo, motivo per il quale molto probabilmente mi sarei tenuto libero per la serata con largo anticipo. Ci saremmo visti in piazza, e dopo un “prendiamo la mia o prendiamo la tua?” saremmo andati con la tua auto in qualche ristorante-pizzeria che conoscevi te, di quelli che il gestore era tuo amico perché in fondo tu conoscevi il mondo intero, un posto come un altro dove poter mangiare cose semplici a buon prezzo. Ho sempre trovato curioso che dicessi “ci mangiamo una pizza” ma odiassi la pizza, non te l’ho mai vista mangiare, e così mentre io mi mangiavo una panna e speck o una bismark (“ma mangi ancora la pizza con l’uovo?”) tu avresti optato per un fritto misto di pesce, un’insalata, o della carne. E poi la caraffa di vino della casa, ovviamente.
Discorsi che erano sempre gli stessi ma che li si affrontava poche volte, quindi andava bene così: e tu come stai? La nonna lo fa ancora l’orto? Lo studio? E la ragazza, è sempre Lei? Di’, ma hai un’età ormai, è ora che inizi a metter la testa a posto. E poi: vai ancora a tanti concerti? Cos’hai visto di bello ultimamente? L’altroieri pensavo che ti avrei consigliato i Bud Spencer Blues Explosion, perché sono decisamente quello che faceva per te, e vederli dal vivo ti sarebbe piaciuto. Probabilmente ti avrei masterizzato un loro CD e te l’avrei dato assieme a tutti quegli altri che non usavo più perché nel frattempo li avevo comprati originali. Li avevo messi nel cassetto lì ad aspettare, che tu in auto li avresti ascoltati volentieri; erano album di Bob Dylan, Ben Harper, addirittura dei KoRn, ogni tanto saltava fuori anche la domanda “e i KoRn li ascolti ancora? Ti ricordi quando siamo andati a vederli a Reggio Emilia? Che forti che erano”. E poi al sentirmi parlare di un bel live visto ultimamente mi avresti chiesto “ma più bello di quello là di Springsteen che abbiamo visto insieme? Madonna ragazzi, quello lì per me è stato il massimo, con lui che suonava quel folk, che roba”. Mi sarebbe tornato in mente di quando, qualche mese più tardi, Dylan era salito sul palco a cinque o sei metri da noi, e tu t’eri messo a gridare “è lui! è lui!”. Quarant’anni che lo ascoltavi ed era la prima volta che lo vedevi dal vivo, ci stava essere emozionati.

E insomma, la serata si sarebbe conclusa semplicemente, con una birra in qualche pub o con la chiacchierata che continuava mentre s’andava verso casa in auto (spero senza passare da quella rotonda che c’è tra Pinerolo e Perosa, sulla provinciale che va al Sestriere, che tutte le volte andavamo fin lassù a mangiare e poi mi dovevo sorbire il racconto di te che eri salito sui pedali a cento metri dal traguardo e avevi vinto in volata). Concludere questo post, invece, non è poi così semplice, e io i post non li so chiudere quando sono di quelli facili, figurariamoci questo. E quindi penso lo chiuderò con un auguri pa’, sperando che vada bene, perché in fin dei conti è quello che t’avrei detto. No? Che dici, va bene? Non so.
Beh, insomma, auguri pa’, buon compleanno!

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