hanno chiuso il Puddhu, viva il Puddhu

Sconforto, disperazione, urla di dolore in aula studio quando mostro a tutti quanti l’immagine che ho appena visto scrollando la homepage di facebook sul cellulare.

Il Puddhu, chiuso. Il Puddhu, che ci ha tenuto compagnia per tutto questo tempo, il Mobbing Party del giovedì sera che non ha quasi mai deluso, ora non c’è più. In realtà pare che abbiano chiuso tutti i locali dei Murazzi, e non solo quello che interessa a noi: sgomberati dai carabinieri, problemi alle strutture, coperture non in regola, cose così insomma, quelle cose che ti fanno dire “bah”. Ma è la chiusura del Puddhu quella che ci fa soffrire, facce disperate e Ema che dice “e adesso cosa facciamo? Questa situazione è destabilizzante”. Guardate, davvero, non so che fare, non so che dire, e sì, lo so benissimo che il giovedì sera all’Astoria c’è la stessa identica musica e basterebbe che migrassimo tutti quanti là, lo faranno in molti. Ma il punto è: vi sembro un fighetto da Astoria io? Parliamoci chiaro, per entrarci devi essere in lista. La mia faccia ti sembra quella di uno in lista? Ho l’aria di uno che manda una mail per poter entrare in un locale il giovedì sera? E poi non mettiamo piede in quel posto da quando una nostra amica s’è aperta la fronte contro un gradino della scala che porta al basement. A volte è un attimo: bevi qualche bicchiere di troppo, ti metti a pogare sulle note degli Strokes nonostante sia solo mezzanotte e in sala non ci sia ancora nessuno, inciampi, e il resto della nottata tu e i tuoi amici la passate nella sala d’attesa del CTO facendo le gare con le sedie a rotelle. Capita. Epperò all’Astoria ci sono troppi maglioni di lana con le renne per i miei gusti, e soprattutto troppi hipster con i baffi e troppe mezze teste rasate come va di moda oggi; io il giovedì sera voglio andare al Puddhu perché ci trovo gli universitari di Palazzo Nuovo, e poi perché là si riversano mezza Bardonecchia e mezza Sestriere, un sacco di snowboarders trogloditi ubriachi che ballano e pogano sulle note dei Fratellis sono mille volte meglio di quel manipolo di fighetti indie barbuti che affolano il basement dell’Astoria ballando i Radiohead come se fossero in preda ad una crisi mistica. Se non altro sono più simpatici. Qui si parla di una bionda media nel bicchiere di plastica vs. il cocktail fighetto che costa sei euri, i giacconi buttati nell’angolo lercio vs. il guardaroba a pagamento, la barista con i tatuaggi rockabilly vs. quella fighetta con la frangetta, e se ti stanno antipatici gli snowboarder trogloditi puoi sempre uscire, andare nel locale di fronte al Puddhu, e vedere PAF che balla Paolo Nutini muovendo i piedi come neanche Michael Jackson. Per non parlare della tizia al bancone. E fai attenzione ai marocchini che passano in gruppo e ti strappano la catenina senza che tu te ne accorga. Anzi, guarda, lasciala a casa la catenina, lascia a casa l’iPhone e lascia a casa anche la reflex, che è meglio.
E invece no, d’ora in poi saremo noi a rimanere a casa. Ciao Puddhu, ciao Mobbing Party. Ci attende un lungo inverno di serate al pub.

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