cerco disperatamente qualche cosa che, che mi manca tanto / la vita ci spinge verso direzioni diverse

La sera del 29 novembre 2010 ero all’Hiroshima, quel locale di Torino in cui fanno i concerti né troppo piccoli ma neanche grossi. Vado ai concerti organizzati in quel posto da circa dieci anni, ho visto i Linea 77 un fottio di volte, i Ministri e gli Zen Circus un paio, poi i Bluebeatersdi quando c’era ancora Bunna al contrabbasso, Frankie Hi-NRG prima che facesse la fine che ha fatto, i Modena City Ramblers, i Marta sui Tubi, e persino De Gregori quando fece il tour nei club e gli ottocento biglietti andarono via in pochi giorni. Beh insomma, ne ho visti un botto e molti mi sono piaciuti, ma il più bello è stato quello del 29 novembre 2010, quando all’Hiro ha suonato una band di San Francisco che fa sold-out nei teatri e nei palazzetti di tutto il mondo (Italia esclusa, ovviamente), i Black Rebel Motorcycle Club. È stato un concerto perfetto, nel pogo ad un metro dal bassista e cantante di quella grandissima band che per chissà quale motivo quella sera suonava davanti a meno di mille persone, coronamento ideale di un periodo in cui ascoltavo solo i loro album. Puro rock’n’roll (anzi, shoegaze), ed era all’Hiro, quel locale, il “mio” locale.

Qualche giorno fa mi sveglio tardi, colpa del ritmo sonno-veglia leggermente sfasato del mio organismo; la prima cosa che faccio è guardare l’ora sul display del cellulare, e da lì a controllare le notifiche di facebook è un attimo. La prima, è un link pubblicatomi in bacheca da Naza, dice che i Black Rebel Motorcycle Club usciranno a breve con il nuovo album e con un tour mondiale che il 19 marzo 2013 passerà anche dall’Hiroshima Mon Amour di Torino. In quel momento, ovviamente, esplodo io ed esplode il blackbarry che tengo in mano, la casa prende fuoco e i gatti iniziano a sbattere la testa contro gli alberi, ovviamente anch’essi vanno a fuoco. I Black Rebel tornano all’Hiro, ESPLODE LA TERRA. Accendo il Vaio, vado sul loro sito, leggo quello che c’è da leggere e ottengo le mie conferme:

Che splendida notizia.


Tornando invece ai Muse, tema del quale avevo disquisito già tempo addietro: Mah, guarda, io non so se è il caso, non mi convincono più molto. Eh lo so, però sono sempre i Muse, a San Siro era stato spettacolare. Sì però sai, magari a San Siro c’era l’UFO che volava sopra la gente, c’erano loro sulla pedana che ti passava sopra la testa, ma anni fa senza tutta quella roba di contorno spaccavano lo stesso, e spaccavano il doppio. Mah guarda, se è una questione di soldi io te li anticipo volentieri, magari me le faccio anche tutte e due, Roma e Torino. – Ecco, sì, forse è una questione di soldi, ma non nel senso che ho bisogno di un prestito (il giorno in cui non avrò più i soldi per andare ad un concerto sarò davvero messo male), ma piuttosto vediamola così: cinquantacinque euri più spese di spedizione, di prevendita e menate aggiuntive, io ai Muse non li regalo più. E che cazzo, vogliamo parlare degli occhiali di Matthew Bellamy a Che Tempo che Fa? Vogliamo parlare del fatto che odio Fazio da tempo immemore, del fatto che sia una delle cose più insopportabili che si siano mai viste sulla faccia della terra e del fatto che quando lo vedo lì seduto che balbetta mi alzerei, entrerei nella televisione e lo prenderei a schiaffi gridandogli “bastardo! Guadagni tre milioni di euro all’anno! Almeno non irritarmi con la tua finta balbuzia da radical chic!”. No, parliamo della versione truzza dei Muse che ormai gira per le TV suonando canzoni orrende con arrangiamenti imbarazzanti e basi in playback. Perché sì, quando hanno suonato da Fazio avevano la base in playback, mi spiace per i fans dei blog e dei forum a tema che leggo di tanto in tanto, che si prendono bene perché Matt suona con i denti, e poi si catapultano a twittare e condividere su facebook di quanto fosse adorabile, spalleggiandosi l’un l’altro come degli emeriti sfigati che hanno visto due concerti in vita loro. Non suonava una beneamata minchia, quella base era registrata, e il pubblico applaudiva solo perché era composto esclusivamente da over sessanta ai quali qualcuno diceva “ok, ora applaudite” e “stop, non applaudite più”. Penso di aver preso una decisione irrevocabile che traccia un taglio netto con il passato: niente Muse quest’estate, neanche se suonano a venti minuti da casa mia, nonostante avessi detto che nel caso in cui avessero suonato a venti minuti da casa mia ci sarei andato, a vederli. Sono un parlaparla, sì, ma loro sono dei pagliacci.

E comunque io non sono solo un parlaparla, sono anche un tipo colto. E siccome che sono un tipo colto, stasera me ne vado a Teatro.

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