Concertazzi #2

Continua la rassegna musicale che ogni anno tiene incollati allo schermo del PC decine di migliaia di lettori della blogosfera (so per certo che i numeri di cui parlo sono del tutto veritieri grazie alle statistiche fornitemi da WordPress, statistiche che sfortunatamente voi non potete leggere poiché non siete gli amministratori di questo blog). Giunto addirittura alla seconda edizione di “concertazzi” (la prima, quella dell’anno scorso, la trovate qui), vado a stilare la mia Top-5 dei live visti nel 2012. Piccola premessa, nella seguente Top-5 non rientrano i seguenti concerti:

Bruce a Milano
Bruce a Firenze
Bruce a Trieste

Perché? Vi chiederete voi, Perché? Perché mettere un Suo concerto lì in mezzo è troppo facile, sarebbe primo di diritto e il secondo arriverebbe terzo. E poi ne ho già scritto in passato (cliccateci sopra e leggete, stolti!). Dunque, tornando nel solco e riprendendo la nostra amabile chiacchierata concertistica, vorrei sottolineare quanto io quest’anno sia diventato un indie del cazzo (o un cazzo di indie, fate voi) al punto che nella seguente classifica ci metto solo due concertoni da palazzetto o da stadio (Coldplay e Black Keys) mentre mi trovo davvero incasinato nel dover scegliere i restanti tre piazzamenti, dato l’alto numero di live visti in location piccole, di nicchia, molto swag e altrettanto thugga come lo Spazio 211 (Torino, Via Cigna 211, andateci e fate del bene a voi stessi e alla musica che ne ha bisogno) e l’Hiroshima Mon Amour (un po’ meno di nicchia, ma pur sempre teatro di concerti da poche centinaia di persone che spaccano comunque il culo ai passeri.
Dicevamo:

1) The Black Keys, 1 dicembre, Palaolimpico Isozaki, Torino. Ne avete già letto qui, forse. Concerto un po’ corto, un po’ standard, e anche un po’ troppo indie, occhei. Però quelli sul palco erano i Black Keys, noi non eravamo molto distanti da loro (leggi anche: tante botte in mezzo al pogo a pochi metri dal palco), Auerbach alla chitarra è tipo un fenomeno, e vederli dal vivo per la prima volta mi ha esaltato. Ho come l’impressione d’aver perso il treno, di non averli visti quando erano troppo bravi per non essere mainstream, ciononostante un concertone come il loro, in quel posto, con quella manciata di canzoni che aspettavo d’ascoltare live da tempo, fanno sì che i due si becchino il primo posto. Olè.

Black Keys / Coldplay

2) Coldplay, 24 maggio, Stadio Olimpico, Torino. La mia seconda volta ad un loro concerto, e c’è da dire che il primo era stato piùmmeglio anche e soprattutto perché era in un palazzetto, epperò a suonare negli stadi si vendono più biglietti e si fanno più dollah, quindi come dargli torto. Presumo che le scalette dei loro live siano tutte uguali e non ci sia un motivo valido per cui si possa dire che un loro concerto visto a, chessò, Praga o Parigi, sia diverso da un loro concerto visto a Torino o Nizza, ma a prescindere da questo c’è da dire che il concerto, seppur sempre uguale, è una figata pazzesca. Della volta scorsa mi ricordavo le milioni di farfalle fluo che ci volavano sulla testa durante Lovers in Japan, o tutto quel giallo durante Yellow o il coro su Fix You. A ‘sto giro sono andati un pochino oltre: prendete quelle cose, amplificatele a due milioni e aggiungeteci un intero stadio che si illumina con i braccialetti che noi stessi portiamo ai polsi, che botta. E c’è comunque da dire che sono una band molto valida, a partire dalla loro cantante, davvero bravissima.

3) Brunori Sas, 13 aprile, Spazio 211, Torino. Il concerto era questo, ovvero come passare da uno stadio da quarantacinquemila persone ad un club con il palco alto trenta centimetri e trecento cristiani in sala. Ve l’ho detto che sono diventato indie. Cheppoi Brunori non fa musica indie, semmai gli puoi dare dell’indie perché è di nicchia, perché è indipendente l’etichetta per la quale incide, perché la gente gli fa le foto e poi le carica su Instagram. Comunque sia, un concerto bello, bello, bello in modo assurdo (cit.), lui ci sa fare, diverte e si diverte, e canticchiare i suoi pezzi con la tua ragazza che ti prende per mano, oddio giuro che non avrei mai sognato di dirlo né soprattutto di scriverlo in un posto del genere dove tutti possono leggere, è bello. Cioè, simpatico. Forse romantico. Tipo.

Brunori / Zen Circus

4) The Zen Circus, 24 marzo, Spazio 211, Torino. Delle tre volte in cui li ho visti quest’anno, scarto le due dell’Hiroshima in cui c’era il triplo del pubblico, la sala era grossa il quadruplo e loro erano molto più rock – a partire dagli strumenti usati. Quello dello Spazio è stato un live semi-acustico chiuso con Ragazza Eroina cantata fra il pubblico senza microfono, dieci minuti prima Izio e Paf mi avevano preso di peso, mi avevano fatto fare crowd surfing e Appino aveva detto ‘siete l’unico pubblico che poga anche sulle canzoni tranquille’. Era la sera del mio compleanno e nonostante fossimo a marzo hanno cantato una Canzone di Natale fantastica, pubblico abbracciato più del solito, con un coro che era più coro del solito. Forse avevo bevuto un po’ quella sera, comunque è stato un concerto della madonna.

5) Indecisione tra Il Teatro degli Orrori (23 novembre, Hiroshima) e Movie Star Junkies (25 aprile, Spazio 211). Dovrei scegliere tra uno Stefano Isaia che si arrampica sui tralicci del palco e fa stage diving dalla terza canzone in poi, e un Pierpaolo Capovilla fuori di testa visto dalla transenna, accompagnato da una band come ce ne sono poche in Italia dal punto di vista del live. Potrei scegliere i Movie perché si respirava un’aria di casa con loro sul palco e i loro amici tra il pubblico e le loro note che avevano un non so ché di sciamanico e cupo e disperato ma al tempo stesso erano una bomba senza senso e quella sera andava a fuoco tutto ed esplodeva la terra e un sacco di altre cose, ma potrei anche scegliere il Teatro perché dal vivo sono davvero troppo bravi, cioè, li guardavo, li ascoltavo, e mi dicevo: cazzo, ma questi sono davvero TROPPO bravi. Ma siccome il blog è mio e faccio quello che voglio, non deciderò né l’uno né l’altro, la quinta posizione va a entrambi.

That’s all, thuggatevela e bangatevela come se non ci fosse un domani, qui si ricomincia un altro anno di concerti.

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