ritrovarmi qui, e costantemente dirmi che non me ne andrò

Linea77

Qualche sera fa sono andato a vedere i Linea 77, quella band che ha appena fatto il disco nuovo, che è appena partita con il nuovo tour, e che c’ha il nome del bus che quand’erano ragazzini li portava da Venaria a Torino. Quello che penso tutte le volte che vado ad un loro concerto è: sono stati uno dei miei primissimi concerti, uno dei miei primissimi ciddì originali, uno dei miei primissimi poghi, ho perso il conto delle volte che li ho visti dal vivo, delle volte che ho incontrato Dade in Piazza Vittorio, Nitto in Via Roma e Via Garibaldi, Emi al Parco del Valentino, da Feltrinelli, al bar di Porta Nuova, da Fnac, ma ti ricordi il cane che c’ha Emi, che quando fa jogging lo segue di corsa e sembra che stia morendo? Mia madre mi fece una foto con lui (con Emi, non con il cane) una decina d’anni fa, e il concerto dell’altra sera è stato il mio primo concerto dei Linea 77 senza Emi alla voce. In dieci anni è cambiato che: oggi ai loro concerti ci vado scettico e ne esco preso benissimo mentre all’epoca ero esaltato già due settimane prima, mi vesto normale e non indosso più i pantaloni larghi da ragazzino alternativo, la macchina la prendo io e non mi ci portano i miei, non sto più con la tizia con cui stavo all’epoca che tra l’altro non sento da tanto tempo ma mi compare sempre nelle foto degli amici in comune su facebook, e in compenso frequento persone che prima del concerto mi dicono che mi devono offrire una birra perché ci sono buone nuove: “ho fatto un colloquio a Londra, mi trasferisco in Qatar per lavoro, come Cannavaro!”. VA BENEEEEECIAO! (cit.) Ma comunque. Li ho visti al Chicobum Festival quando sotto al palco eravamo in venti, li ho visti all’Hiroshima tre quarti delle volte che c’hanno suonato, compresa quella di un anno fa in cui per festeggiare i dieci anni di Ketchup Suicide l’hanno fatto tutto, dalla prima all’ultima, li ho visti ai Giardini Reali e li ho visti a Modena aprire per i Rage Against the Machine. Non sono la mia band preferita, non compro un loro album da anni, conosco a memoria gran parte dei loro pezzi avendoli ascoltati quasi solo ed esclusivamente dal vivo, sono la band con cui sono cresciuto ma loro non lo sanno.

L’altra sera sul palco non c’era più Emi a dividere il microfono con Nitto, al suo posto c’era Dade, che ha lasciato il basso ad un nuovo componente della band per lanciarsi alla voce; Emi era quello che preferivo, e penso fosse anche il preferito delle ragazzine tra l’altro, ma non per meriti artistici. L’ho incontrato al Parco del Valentino il giorno dopo aver saputo della sua dipartita dalla band, gli avrei detto e chiesto duemila cose, il perché il percome di quello che era successo, cosa si metterà a fare adesso che gli altri continuano con la band e lui non ne fa più parte, che devono aver litigato peso visto che non sono neanche più amici su facebook tra di loro (ok, questa forse non gliel’avrei detta), e invece no, non gli ho detto né chiesto niente. I Linea l’altra sera avevano un piglio diverso dalle ultime volte che li ho visti, piantavano un casino come non lo piantavano da tempo, la seconda chitarra da poco aggiunta rendeva il tutto più rumoroso ma anche più gradevole e in scaletta non c’era neanche un pezzo in inglese – e fino a qualche anno fa ai loro concerti non ne sentivi una, di parola in Italiano. E poi il pubblico, è cambiato anche quello. Molti di meno i ragazzini metallari o no-global o aspiranti frequentatori di centri sociali che non hanno ancora l’età per frequentarli ma intanto si portano avanti con il lavoro fumando canne che li fanno sentire cisti (questo era un periodo troppo lungo al quale avrei dovuto aggiungere qualche virgola, lo so), molti trentenni che “stasera ci sono i Linea, andiamo a vederli che Dade s’è messo a cantare”. Io adoro questa città, andare all’Hiro e incontrare i Monaci del Surf, il rapper Pula che mi sta tremendamente sul cazzo epperò si veste bene, andare ad un live dei Linea e scoprire che sarà registrato e magari un giorno te lo ritroverai in DVD, Nikki di Radio Deejay che fuma una sigaretta elettronica al bancone del bar chiacchierando con nomi di spicco della cultura underground torinese. Che belle le parole cultura-underground-torinese. Ecco, però,vedete cosa intendo? È proprio questo il punto. È stato un concerto fantastico, loro erano emozionati e si dimenticavano le parole e suonavano bene come non succedeva da tempo, occhei. Ma dieci anni fa non ci sarebbe mai stato Nikki di Radio Deejay con una cazzo sigaretta elettronica in bocca.

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