#BOOM! (tu non l’hai letto su Runlovers?)

#Cosebbelle: la mia ragazza s’è messa in testa che correre fa bene alla salute e alla linea e io più o meno la penso allo stesso modo, ma ultimamente la situazione ci sta scappando un po’ di mano: è iniziata con lei che ogni tanto si faceva una corsetta tranquilla e poi mi accompagnava con la bici mentre mi allenavo per una mezza maratona (un anno fa esatto), ed è finita con lei che corre la sua prima gara podistica un paio di mesi fa, una otto chilometri fatta per metà di una salita bella tosta che ha sfiancato un pochino anche me, concludendola con un sorriso a trentadue denti mai visto prima. C’ha preso gusto: mi consiglia i fumetti sul running, legge i siti che leggo io, corre i dieci chilometri un paio di volte a settimana (gli altri giorni ne fa a volte cinque e a volte sette, a sensazione) (sì, usa il termine “a sensazione”) (il termine “a sensazione” è proprio un termine da podista, non trovate?) (occhei, basta parentesi), calcola e tiene tempo, passo e distanze con Runtastic. L’altra sera mi parlava di orologi della Garmin, di aggeggi tecnologici per il running, tutto ad un tratto tira fuori un articolo trovato in rete e guardandomi male mi fa: Ma scusa, tu non l’hai letto su Runlovers?? Io quell’articolo non l’avevo ancora letto. Definirei tutto ciò abbastanza #pazzesco.

#Cosemenobelle: a margine di tutto ciò c’è da dire che io non indosso le scarpette da corsa da più di un mese, e la mia caviglia destra solo adesso inizia a non sembrare più un melone.
Questo perché Adri mi chiese se mi andava di fare due tiri al campetto, io dissi Perché no? e due ore più tardi mi trovavo al pronto soccorso con questa cosa qui sotto al posto della caviglia:

boom!

La cosa simpatica di quando mi succedono cose di questo tipo giocando alla pallacanestro, è che ormai ne so più io del dottore che mi deve visitare. Tipo: Guardi non c’è bisogno che mi facciate la risonanza, tanto i tendini se ne sono andati due distorsioni fa, bastano delle semplici lastre. Poi tutte le volte mi mettono la fasciatura rigida, io so già che devo tenere il piede a martello e so già che mi devo mettere sul lettino, girarmi di pancia e aspettare che asciughi; mentre me la mettono io penso Massì ma chissene, domattina me la tolgo e vado da uno che ne capisce, altroché il pronto soccorso. Sia chiaro, io non ho nulla contro chi lavora al pronto soccorso, mi dà solo fastidio dover aspettare sei ore in sala d’attesa con in mano un codice verde che viene continuamente scavalcato da codici di qualunque altro colore che arrivano dopo di me e mi passano davanti perché ovviamente più gravi. Ah, mi dà anche fastidio quando la fasciatura me la fanno male o non mi trattano bene perché ho “solo” una distorsione alla caviglia, magari quella sera si stanno annoiando e tu sei lì che li costringi a lavorare, svogliati, stanchi. E poi una fasciatura rigida non è neanche gesso, non si può colorare. Non mi sono mai spaccato niente in vita mia: distorsioni alle caviglie, problemi alla cartilagine di entrambe le ginocchia, un naso storto causa snowboard e due settimane di collare per una storia che è meglio non raccontare, oltre alle tante banalissime dita insaccate giocando a basket. Ma un gesso sul quale disegnare il baffo della Nike l’avrei barattato volentieri con una delle tante distorsioni, che quando son gravi sono anche peggio di un osso rotto.

Questo, per la cronaca, m’è durato una decina d’ore:

white swag

Due giorni, due sedute di tecarterapia, e poi mi son detto Basta, andiamo al mare. Ho guidato per due ore sulla Torino-Savona soffrendo non poco e pensando a quel tizio amico dei miei, che negli anni Settanta gli avevano messo il gesso, erano andati tutti al mare con il Dune Buggy ma lui ribelle com’era sentiva caldo al piede, e allora aveva pensato bene di metterlo a mollo nell’acqua per rinfrescarlo un po’. Ovviamente il gesso si sciolse, e da allora lo si vede sempre in giro con un paio di ciabatte di gomma ai piedi, di quelle da doccia,  stile anni Novanta con la fascia che passa sopra al collo del piede, avete presente no? Pare che faccia un po’ fatica a portare le scarpe, da allora.
Vorrei scrivere che la mattina successiva me la stavo già thuggando come se non ci fosse un domani a bordo piscina, ma in realtà ero semplicemente svaccato su una sedia sdraio, impossibilitato a fare i tuffi a capriola che ho sempre amato fare.

San Bart

Ora, se non conoscete il significato del termine “thuggarsela” io non so che farci, son problemi vostri. Penso, comunque, che riprenderò a thuggarmela solo quando potrò rimettere ai piedi le mie scarpette.

scarpette thugga

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