It’s only rock’n’roll, ma ci è piaciuto – Exhibitionism @ Saatchi Gallery, una settimana fa

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Alla mostra sugli (e degli) Stones alla Saatchi Gallery di Londra, c’è la penultima sala che è una figata totale: dopo essere passato attraverso chitarre di ogni genere, tutte suonate da Loro nel corso degli anni, dopo aver passeggiato nella ricostruzione fedele del loro primo appartamento londinese lontanissimo dagli standard a cinque stelle che pretendono oggi, dopo aver visto i costumi di scena di una carriera lunga sessant’anni, dopo essere stato al di là del vetro della sala di registrazione vista centinaia di volte nei DVD che hai a casa, dopo aver giocato ai mixer per sentire meglio quella linea di basso o quel riff di Keith Richards e aver visto centinaia di grafiche, dischi, modellini di palchi, appunti, linguacce e maxischermi, dopo tutto questo arrivi in quello che capisci subito essere la fedele ricostruzione di un back-stage; è notte, fa un po’ più freddo che nelle altre sale (dove si muore letteralmente di caldo), ovunque ti giri ci sono amplificatori, quaderni con appunti, abiti di scena, luci, casse per gli strumenti, chitarre e bassi, microfoni, si sente il pubblico rumoreggiare dall’altra parte del muro con urla e cori, e al fondo della sala c’è una scaletta, poi una porta, e in alto un conto alla rovescia. Quando scade il conto alla rovescia e tu sei in coda per salire la scaletta, ti metti gli occhialini 3-D ed entri nell’ultima sala (considerata l’ultima, sempre che non si tenga conto dello shop a fine mostra, il quale più che essere la fine della mostra in sé, potrebbe essere considerato la fine di tutti i soldi dei prossimi cinque/sei stipendi di un qualunque essere umano con un buon gusto musicale).

L’ultima sala della mostra sugli (e degli) Stones alla Saatchi Gallery di Londra è Hyde Park. Indossi gli occhialini, entri, e ti accorgi, grazie agli effetti in sala, che è una serata ventosa; tutto attorno la folla in delirio, le luci si accendono e si spengono colorate come sul palco di un loro vero concerto, e davanti a te c’è Keith che parte con il riff di Satisfaction. Esplodono i fuochi d’artificio sullo schermo, i coriandoli in sala, e in un attimo sei nel bel mezzo di un concerto rock come, a mio modesto parere di persona che ne ha visti tanti ma non tantissimi (ma molti di ottima qualità), non ha eguali nel mondo del rock. Non voglio menarvela con la grandezza degli Stones, né paragonarli agli altri grandi del rock, e la mostra è davvero bella, ma costa l’equivalente di trenta euri, e per quella cifra ti aspetti un’ora e mezza di sole cose che ti lascino a bocca aperta, come quest’ultima sala appunto. Mick che canta Satisfaction, insomma, qualcosa di più mainstream non potevano metterla in chiusura? Ok, lo dicevo anch’io al Circo Massimo due anni: “sì vabbé, adesso fanno Satisfaction e poi finisce il concerto, la classica canzone per il pubblico generalista”. Poi però inizia Satisfaction ed è una bomba come non l’hai mai sentita, rimani lì un po’ offeso e puoi solo dire: MINCHIA.

Quella qui sopra è Start me up, tratta dallo stesso live che viene proiettato nell’ultima sala della mostra sugli (e degli) Stones alla Saatchi Gallery, anche se vederlo su YouTube non è esattamente la stessa cosa. Dopo di ciò puoi andare al bagno, volendo, è sottoterra ma anche là sotto prende il 4G…incredibile. Dopodiché devi dire addio alle tue finanze: il maglioncino da ottanta sterline o il chiodo da quattrocentonovanta con la linguaccia degli Stones non li vuoi mica lasciare lì a prendere polvere.

P.S. io ho optato per un portachiavi, una maglietta, e i miei amici per la custodia porta-Oyster Card.

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